7 giugno 2016

DYLAN DOG, UNA STORIA INEDITA SULL'ALCOLISMO.

 

 

Una storia inedita di Dylan Dog scritta da Tiziano Sclavi. Ad annunciare il ritorno del fumettista sul personaggio che lo ha reso famoso è stato Roberto Recchioni, curatore editoriale della testata, durante il programma 'I sociopatici' di Radio 2: "Negli ultimi tre anni abbiamo lavorato tanto per mettere Sclavi nella condizione di poter tornare a scrivere Dylan Dog. Poi, una mattina, abbiamo aperto la casella di posta e trovato una sua sceneggiatura di 94 pagine, inedita e completa". Sclavi, creatore dell’indagatore dell’incubo, torna così come sceneggiatore dopo nove anni di assenza. La storia, che sarà disegnata da Giampiero Casertano e apparirà nel n. 362 di Dylan Dog (in edicola a fine ottobre 2016), sarà solo una delle molte sorprese che la Bonelli Editore riserverà ai lettori per festeggiare il trentesimo anniversario della nascita di questo fumetto. I festeggiamenti inizieranno già con il n. 361, 'Mater Addolorata', nelle edicole dal 29 settembre. Storia di Roberto Recchioni e Gigi Cavenago, che vedrà il ritorno di Xabaras, Morgana, Mater Morbi e John Ghost e sarà interamente dipinta. Sul suo profilo Facebook, Recchioni ha svelato che quella di Sclavi è "una storia sull'alcolismo", che "il titolo definitivo è da decidere. Uscirà subito dopo l'albo del trentennale. È stato faticoso e bello aver fatto parte di questa cosa che sancisce il buon periodo di Dylan".

Fonte: http://www.adnkronos.com

9 maggio 2016

LE ALLUCINAZIONI E I DELIRI SONO LE PRINCIPALI ALTERAZIONI PER ABUSO DI ALCOL

 

Tutte le allucinazioni e i deliri sono gravi manifestazioni patologiche. Le prime compaiono solitamente dopo un lungo periodo di alcolizzazione e sono alterazioni delle percezioni sensoriali, le seconde sono alterazioni del pensiero, perché in questo caso il soggetto colpito può sentirsi perseguitato o minacciato da fantomatici nemici. In ogni modo ambedue sono fonte di grande sofferenza per il malato. In particolare le allucinazioni si manifestano solitamente quando dopo un lungo periodo di abusi alcolici, viene bruscamente sospeso l’uso (sindrome di astinenza grave o Delirium tremens) oppure segnano una grave intossicazione acuta o cronica (allucinosi alcolica). Per essere più chiari, quando si è colpiti da allucinazioni le sensazioni che si provano non sono indotte da stimoli reali, ma sono prodotte autonomamente nel cervello da disfunzioni localizzate in determinate aree del cervello. I deliri scatenano invece nell’individuo il concetto che tutti ce l’abbiamo con lui, una forma di persecuzione, che spinge a pensare che gli esterni stiano tramando alle spalle. Si tratta di delirio paranoideo. Idee, come si può capire, prive di basi, che nascono da indizi molto labili, ma intese dall’alcolista come realtà. Da queste manifestazioni, allucinazioni e deliri, possono poi derivare delle azioni pericolose, in quanto il soggetto colpito o da allucinazioni o da deliri, può diventare aggressivo e commettere atti di violenza, anche estremi. Da non dimenticare che non sono infatti rari i tentativi di omicidio commessi da anziani alcolisti in preda ad allucinazioni o deliri.

Fonti: Testi tratti da: Su di Spirito di Michele Sforza e Valeria Egidi (Franco Angeli/ Self-help)

28 dicembre 2015

UN ORMONE EPATICO AGISCE SUL CERVELLO SOPPRIMENDO LA VOGLIA DI ZUCCHERI E ALCOLICI

 

Non solo forza di volontà: ad aiutarci a non ingrassare ingozzandoci dei dolci che abbondano nei periodi di festa sembra essere anche il fegato. In una serie di esperimenti pubblicati sulle pagine di Cell Metabolism due gruppi di ricercatori – il primo coordinato da Steven Kliewer, esperto del Dipartimento di Farmacologia del Southwestern Medical Center (Univesità del Texas, Dallas) e il secondo da Matthew Potthoff del Dipartimento di Farmacologia del Carver College of Medicine (Università dell'Iowa, Iowa City) – hanno infatti trovato le prime prove dell'esistenza di un ormone prodotto proprio dal fegato per regolare in modo specifico l'assunzione di zuccheri e alcol.

Fino ad oggi i meccanismi che controllano l'appetito nei confronti degli zuccheri non erano stati ben compresi. Già prima di queste ricerche alcuni studi avevano però suggerito il possibile coinvolgimento dell'ormone FGF21 (il fattore di crescita dei fibroblasti 21) nell'assunzione di cibo e nelle preferenze alimentari. Si sapeva, ad esempio, che variazioni nella sequenza di FGF21 sono associate a cambiamenti delle preferenze nei confronti dei diversi macronutrienti (zuccheri, proteine e grassi). Ora gli studi di Kliewer e collaboratori, condotti su topi e scimmie, hanno dimostrato che può bastare una singola dose di FGF21 per far svanire quasi immediatamente l'interesse nei confronti del dolce. Potthoff e colleghi hanno invece dimostrato che nei topi FGF21 viene prodotto dal fegato in risposta all'assunzione di zuccheri e che l'ormone così prodotto entra nel circolo sanguigno e va a sopprimere selettivamente l'appetito nei confronti degli zuccheri agendo sull'ipotalamo, un'area del cervello che controlla l'assunzione del cibo e l'omeostasi energetica.

Come spiega Kliewer, questi dati, insieme a quelli derivanti da studi di genetica umana che hanno associato FGF21 alla preferenza nei confronti dei nutrienti, “mostrano che FGF21 può esercitare potenti effetti sul comportamento agendo sul sistema nervoso centrale”. L'esperto fa però notare che “anche se a prima vista potrebbe sembrare che questa via regolata da FGF21 potrebbe essere una panacea per sopprimere il consumo di zuccheri e alcol, è importante tenere a mente che questi meccanismi di ricompensa sono strettamente legati all'umore, per questo verranno di sicuro condotti ulteriori studi per capire se FGF21 può causare depressione”.

“Oltre ad identificare queste vie nervose – commenta inoltre Potthoff – vorremmo anche verificare se esistono altri ormoni che regolano l'appetito per specifici macronutrienti, come grassi e proteine, i cui effetti siamo paragonabili a quelli di FGF21 sull'assunzione di carboidrati. Se così fosse, in che modo questi segnali si intrecciano per regolare la percezione nervosa di diversi macronutrienti?” Rispondere a domande come questa permetterà di utilizzare FGF21 e altre molecole come armi nella lotta contro problemi di salute come l'obesità e il diabete di tipo 2. Al momento sono già in corso valutazioni cliniche sulla possibilità di utilizzare analoghi di FGF21 in ambito terapeutico, ma entrambi i gruppi di ricercatori sono d'accordo sulla necessità di approfondire gli studi sul tema. Per il momento le loro scoperte si sommano alle sempre più numerose prove del fatto che il controllo dell'appetito è una questione complessa che coinvolge l'intero organismo.

Foto: Von Holstein-Rathlou and Bondurant et al/Cell Metabolism 2015

di s.s. (28/12/2015) fonte: http://salute24.ilsole24ore.com

 

 

29 luglio 2015

IL GAMBLING E L'HAPPY-ENDING DI UNA VINCITA: GLI EFFETTI DEL TEMPORAL MARKDOWN


L’effetto delle esperienze molto recenti gioca un ruolo molto forte nei processi di decision-making: ciò che è appena accaduto può influenzare in modo preponderante quello che sceglieremo di fare nell’immediato futuro. Questo accade frequentemente nel gambling patologico, in cui l’happy-ending di una vincita è in grado di distorcere ampiamente i pensieri e i comportamenti successivi, anche se tonnellate di esperienze accumulate nel passato suggerirebbero il contrario. Una ricerca ha coinvolto soggetti sani e ha utilizzato task sperimentali di gambling: ai partecipanti veniva richiesto di accumulare quanti più gettoni possibili mediante una sorta di gioco d’azzardo. Lo studio ha dimostrato che la stragrande maggioranza di essi ha ceduto alla “fallacia del banchiere”: l’individuo si focalizza sulla possibilità del guadagno immediato a discapito di una rendita più stabile a lungo termine. Il meccanismo cognitivo che ci sta dietro è definito dai ricercatori “temporal markdown” e consiste in una svalutazione delle esperienze temporalmente precedenti: anche se ancora relativamente recenti le esperienze passate rispetto ad altre avrebbero un peso proporzionalmente minore nei processi di scelta. Viceversa ciò che è appena stato vissuto godrebbe di un vantaggio enorme nell’influenzare il comportamento futuro, persino a discapito di una storia coerente di informazioni contrarie. Solo un’esigua parte del campione (9 su 41 soggetti) è stata in grado di mantenere lucidità nel richiamare alla memoria in modo accurato le esperienze pregresse senza sottovalutarle rispetto a quelle recentissime, e attuando comportamenti più razionali. Studi futuri dovranno rispondere al perché certi individui e non altri sarebbero più accurati nella valutazione cognitiva delle esperienze pregresse quando si tratta di gambling e guadagni economici.

(fonte: State of Mind - Linda Confalonieri)

09 aprile 2015

ALCOL IN ADOLESCENZA E ALTERAZIONI GENETICHE CHE PERDURANO ANCHE NELL'ETA' ADULTA


Assumere alcol durante l'adolescenza può portare allo sviluppo di disturbi psichiatrici e modifiche comportamentali, incluso l'alcolismo, in età adulta. Tali disturbi possono essere correlati a modifiche genetiche indotte proprio dall’assunzione di alcol durante la delicata fase di sviluppo neuronale. Più precisamente si tratterebbe di cambiamenti epigenetici, ovvero modificazioni chimiche - dovute a diversi fattori, inclusa l’esposizione all’alcol - del patrimonio genetico (DNA) o delle proteine (istoni) intorno a cui è avvolto il DNA. Modifiche agli istoni possono indurre i geni a formare nuove connessioni sinaptiche o ad eliminare neuroni non necessari, alterando dunque, la naturale maturazione cerebrale durante l'adolescenza.
Subhash Pandey, professore di psichiatria presso la University of Illinois at Chicago (UIC) e collaboratori, hanno studiato tali effetti su ratti esposti ad etanolo ad intervalli regolari (simulando un comportamento di binge drinking), durante i giorni post-natali 28-41. In una nota stampa della UIC, i ricercatori riportano che i ratti sottoposti ad esposizione intermittente all'alcol durante l'adolescenza, sono risultati presentare un’alterazione dell'attività dei geni necessari alla normale maturazione del cervello, oltre a manifestare comportamenti di tipo ansioso e di maggiore assunzione di etanolo in età adulta. I cambiamenti epigenetici osservati dall'analisi di tessuti cerebrali, risultavano inoltre, persistere in età adulta. Nella ricerca descritta sulla rivista Neurobiology of Disease viene inoltre riportato che ratti esposti all’alcol durante l'adolescenza, trattati nell’età adulta con un farmaco in grado di bloccare una specifica modifica chimica degli istoni, manifestavano un ripristino dell’espressione del gene necessario alla formazione di sinapsi e una riduzione dei comportamenti ansiosi e di assunzione di alcol, confermando il ruolo dell’etanolo nell’indurre modifiche epigenetiche.
(fonte: Neurobiol Dis.)

14 dicembre 2014

DIPENDENZA DA MOBILE: ITALIANI PRIMI AL MONDO PER UTILIZZO DI TABLET


La mobile-dipendenza si vede dal mattino. Un italiano su tre controlla smartphone e tablet entro cinque minuti dal risveglio, e nel corso della giornata buttiamo l'occhio sul telefono almeno 50 volte. E nessuno quanto noi usa il tablet quando è fuori di casa. Il ritratto dell'italiano digitale nel 2014, insomma, è quello di un cittadino sempre più mobile, sempre connesso, dipendente da wi-fi e messaggi istantanei. Sono alcuni dei risultati del Global Mobile Survey di Deloitte, azienda di servizi di revisione che, come ogni anno, ha tratteggiato i contorni del consumatore italiano medio, in un rapporto che potete leggere qui. La ricerca entra nel dettaglio delle nostre abitudini e dipendenze: ecco alcuni dei risultati più sorprendenti.

Sempre connessi

Il 35% che guarda il cellulare entro cinque minuti dalla sveglia diventa il 55% se si considerano invece il primo quarto d'ora da svegli – evidentemente alcuni italiani hanno bisogno di più tempo per svegliarsi per bene e cominciare le proprie attività digitali quotidiane. Tra queste, uguale importanza viene data al controllo di SMS, messaggi istantanei (WhatsApp e dintorni), e-mail, social network, news e l'immancabile meteo. Anche il resto della giornata è dedicato in gran parte a scrutare gli schermi di telefoni e tablet: il 64% degli italiani guarda lo smartphone più di 10 volte al giorno, percentuale che scende a un comunque rispettabile 18% per tutti quelli che lo fanno tra le 25 e le 50 volte; siamo anche più affezionati ai tablet rispetto al resto del mondo: il 35% degli italiani lo usa anche fuori casa, contro il 19% degli Stati Uniti.

(fonte: youtech.it) Articolo di Gabriele Ferrari.

 

22 Ottobre 2014

SCOPERTO "INTERRUTTORE" PER SPEGNERE DIPENDENZA DA ALCOL

 

ROMA - Scoperto un 'interruttore' che potrebbe essere spento per fermare la dipendenza da alcol, per di più senza gli effetti collaterali dei farmaci oggi in uso per l'alcolismo, effetti così insopportabili da portare non di rado il paziente a sospendere anzitempo la terapia e ricadere nella dipendenza. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Molecular Psychiatry, l"interruttorè scoperto è un piccolo frammento di Rna (una molecola chiamata miR-30a-5p) che aumenta in maniera anomala quando il consumo di alcolici non è più sotto controllo e diventa esagerato e prolungato nel tempo fino alla dipendenza.

Lo studio, condotto su cavie presso l'università di San Francisco, mostra che bloccando questo microRna si può fermare l'eccessivo consumo di alcolici riportandolo a livelli moderati e sotto controllo.

Gli esperti hanno anche osservato che al blocco del miR-30a-5p mediante molecole mirate che potrebbero costituire la base per nuovi farmaci anti-dipendenza, corrisponde il ristabilirsi in una regione del cervello della corretta quantità di un'altra molecola che, al contrario, consente di moderare il consumo di alcolici, una molecola chiamata BDNF. In un precedente studio svolto dallo stesso gruppo di ricerca coordinato da Dorit Ron, BDNF si era dimostrata capace di prevenire disturbi da abuso di alcolici. Secondo il ministero della Salute, in Italia ci sarebbero circa un milione di persone alcoldipendenti e oltre 8 milioni di persone a rischio.

Fonte: Repubblica.it

16 Ottobre 2014

ENERGY DRINK: DA UNA REVISIONE SCIENTIFICA CONFERMA DEGLI EFFETTI NEGATIVI SULLA SALUTE

 

Il consumo mondiale di energy drink - bevande energetiche analcoliche che contengono caffeina, vitamine, e a seconda del prodotto, anche taTEurina, ginseng, guaranà - risulta in aumento in questi ultimi anni. L'Autorità europea per la sicurezza alimentare (EFSA) con uno studio condotto nel 2011 su 16 nazioni europee, aveva stimato che il 30% degli adulti, il 68% degli adolescenti e il 18% dei bambini sotto i 10 anni, consumano bevande energetiche, tanto che sia la comunità scientifica che il pubblico in generale, mostra preoccupazione circa i potenziali effetti sulla salute dei consumatori.
João Breda e colleghi dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno condotto una revisione della letteratura scientifica pubblicata sulla rivista Frontiers in Public Health, per analizzare i rischi per la salute, le conseguenze e le politiche relative al consumo di energy drink. Parte dei rischi correlati all’assunzione di queste bevande sono dovuti agli alti livelli di caffeina presenti. Inoltre le bevande energetiche possono essere bevute velocemente, a differenza del caffè caldo, e di conseguenza ad una maggiore esposizione alla sostanza. Dai dati raccolti dalla letteratura è emerso che l’intossicazione da caffeina può portare a palpitazioni cardiache, ipertensione, nausea e vomito, convulsioni, psicosi, e in rari casi, la morte. Negli Stati Uniti, Svezia e Australia, diversi casi sono stati segnalati in cui le persone sono decedute per insufficienza cardiaca o sono state ricoverate con convulsioni, successivamente al consumo eccessivo di bevande energetiche. La ricerca ha dimostrato inoltre che adolescenti che assumono bevande energetiche sono anche più propensi ad intraprendere comportamenti a rischio quali la ricerca di sensazioni forti, l’uso di sostanze psicoattive e il binge drinking. Un altro problema è rappresentato dal fatto che oltre il 70% dei giovani adulti (dai 18 ai 29 anni) che consumano energy drink, li assumono in mix con alcol. Questa pratica sarebbe più rischiosa che bere solo alcol, in quanto la caffeina renderebbe più difficile percepire il proprio stato di ubriachezza. Il Sistema Nazionale Antiveleni degli Stati Uniti, tra il 2010 e il 2011, ha raccolto 4.854 chiamate relative al consumo bevande energetiche e quasi il 40% erano relative proprio al consumo combinato con alcol.
La vendita di bevande energetiche è raramente regolamentata per fasce di età, a differenza di alcol e tabacco, pur essendoci un reale potenziale effetto negativo di tali bevande sui giovani, e secondo gli autori, questo potrebbe comportare potenziali problemi di salute pubblica significativi nel futuro, pertanto suggeriscono una serie di interventi tra cui la definizione di limiti massimi di caffeina presenti negli energy drink e la regolamentazione della vendita per fasce di età.
Redattore: Staff Dronet

Fonte: Frontiers in Public Health

MEMORIA IN PERICOLO CON DUE PINTE AL GIORNO

 

Un litro di birra al giorno mette in serio pericolo la memoria maschile: secondo uno studio pubblicato su Neurology assumere quotidianamente 36 o più grammi di alcol accelera il declino delle capacità mnemoniche e delle funzioni esecutive, ma a correre il rischio sono solo gli uomini di mezza età. L'effetto negativo sulla memoria non è stato infatti rilevato nel caso delle donne.

 

La ricerca ha coinvolto 5.054 uomini e 2.099 donne di età compresa tra i 44 e i 69 anni, il cui consumo di alcolici è stato valutato 3 volte nell'arco di 10 anni. I dati raccolti sono stati confrontati con le capacità mnemoniche, che sono state valutate altrettante volte nei 10 anni successivi al compimento del 56mo anno di età. E' stato così scoperto che gli uomini che consumano quotidianamente elevate quantità di alcolici perdono la memoria più velocemente, tanto che rispetto a chi ne consuma basse quantità il declino della memoria e delle funzioni esecutive viene anticipato da un minimo di un anno e mezzo a un massimo di 6 anni.

 

“Molti dei risultati delle ricerche sul consumo di alcolici e un legame con la memoria e le funzioni esecutive sono basati su popolazioni anziani – ha sottolineato Séverine Sabia dell'University College di Londra, primo autore della ricerca – Il nostro studio si è concentrato su partecipanti di mezza età e suggerisce che negli uomini un elevato consumo di alcolici è associato ad un declino più rapido di tutti gli aspetti della funzione cognitiva”. Chi non supera i 20 grammi di alcol al giorno sembra invece essere esente da questo effetto, così come le donne. Per questo motivo gli autori hanno concluso che solo “negli uomini il consumo eccessivo di alcolici è associato ad un declino cognitivo più rapido rispetto ad un consumo moderato”.

(Fonte: Salute, IlSole24ore)

 

QUANDO L'ALCOLISMO DIVENTA UN GIOCO SOCIAL

 

Si chiama NekNominate ed è l’ultima folle tendenza seguita dai giovanissimi nel mondo web. Una sfida al massacro che prevede poche e semplici regole: filmarsi con il telefonino o una webcam mentre si bevono abbondanti quantità di alcolici, condividere il video in rete e sfidare altri amici alla stessa prestazione. Pena: la derisione nell’ampia piazza virtuale. Una moda pericolosissima che, nata in Australia, si è presto diffusa in altri Paesi: giunta prima negli Stati Uniti, questa tendenza davvero rischiosa è poi sbarcata anche in Europa, diffondendosi soprattutto in Inghilterra, Irlanda e Francia. Da lì, ci ha messo poco a valicare le Alpi e giungere in Italia. Così, anche nel nostro Paese iniziano a vedersi i primi video di ragazzi che, in modo azzardato e imprudente, usano l’alcol come mezzo per gridare al mondo che, ormai, sono diventati “grandi”. Proprio a Milano, il NekNominate inizia a fare paura. L’allarme è stato lanciato da alcuni presidi di diversi istituti della città che, per arginare da subito questa rischiosa tentazione, hanno annunciato che nelle scuole partiranno presto delle attività di prevenzione. Incontri e lezioni per parlare con i ragazzi e capire perché, lontano dagli occhi di mamma e papà, si divertono a giocare con la vita. Intanto, questa gara a chi beve di più, ha già fatto molte vittime: negli Stati Uniti se ne contano almeno cinque e due in Irlanda, ma il numero è tristemente destinato a salire quando il cerchio si allarga anche agli altri Paesi: in Australia, infatti, sono circa una decina i giovani stroncati da questa folle moda. Ma per avere un’idea della dimensione globale del fenomeno, basta un clic dando un’occhiata alla pagina Facebook del gruppo che ha superato la soglia dei 36 mila iscritti. Giovani e giovanissimi che trovano in questa competizione alcolica l’adrenalina di sentirsi invincibili, una convinzione illusoria che può portare anche a epiloghi davvero drammatici.

(Fonte: Milano post, 25 febbraio 2014)

ALCOL E DONNA: UNA RELAZIONE PERICOLOSA

 

 

Il consumo e l’uso dannoso e a rischio di tutte le bevande alcoliche è un fenomeno approdato nell’universo femminile coinvolgendo adolescenti, donne mature e, inaspettatamente, donne anziane in una cornice intergenerazionale significativa dell’ampliamento dell’esposizione al rischio alcol correlato di una platea crescente di consumatrici. La sensibilità femminile all’alcol è fisiologicamente più elevata rispetto all’organismo maschile; una vulnerabilità che è ancor più impattante sull’organismo anche in funzione di condizioni fisiologiche esclusivamente femminili come la gravidanza, l’allattamento, il ciclo mestruale. Ma l’impatto dell’alcol sulle donne non è solo in termini di salute. La sua valenza sociale si esprime attraverso i frequenti episodi riportati di violenza intra- ed extra-familiare, abbandono e maltrattamenti di minori, gravidanze indesiderate, malattie sessualmente trasmesse, esclusione sociale, atti di criminalità, vandalismo; azioni agite o subite sotto l’influenza della sostanza psicoattiva legale più diffusa e tollerata dalla società. Leggi l’approfondimento a cura dell’Osservatorio nazionale alcol, Cnesps-Iss pubblicato all’interno dell’approfondimento tematico “International Women’s Day. Le donne come “motore” della promozione della salute”.

(Fonte: EpiCentro, 2013)

 

 

 

BINGE DRINKING

 

Con l’espressione binge drinking si fa riferimento all’abitudine di consumare quantità eccessive (convenzionalmente 6 o più bicchieri di bevande alcoliche anche diverse) in una singola occasione.Questo comportamento è presente prevalentemente nei Paesi del nord Europa, ma si è fortemente radicato anche nel nostro Paese in particolar modo nella fascia giovanile della popolazione, “contaminando” anche le generazioni di adulti e anziani, prevalentemente di sesso maschile.

Le valutazioni relative al binge drinking non possono non esulare dall’analisi del differente impatto che questa abitudine ha in relazione alle differenze di età e di genere. Il picco registrabile per i maschi nella classe di età 18-24 è sintomatico di una fase oltre la quale un modello di consumo meno rischioso riesce a farsi strada anche a fronte delle modifiche delle bevande alcoliche prevalenti di riferimento. Per le ragazze la questione è differente e per certi versi anche più preoccupante in funzione del picco di teen-agers che si ubriacano registrato precocemente intorno ai 16-17 anni sino al 2006 e solo di recente spostatosi intorno ai 18-24 anni quasi a suggerire che le binge drinkers delle generazioni precedenti abbiano mantenuto tali abitudini facendo “traslare” la curva nel tempo. Qualunque sia la motivazione del fenomeno, ciò indica anche che almeno sino all’uscita dal periodo di formazione universitaria e all’ingresso nel contesto lavorativo dovrebbero essere garantite iniziative concrete di prevenzione di entrambi i sessi in particolare nei luoghi di aggregazione giovanile e nelle serate in cui è evidente che tali episodi risultano più frequenti. E’ inoltre da tener in debito conto che, comunque si osservino le tendenze, anche gli altri indicatori di rischio (consumatori a rischio in modalità quotidiana) tutto sembra convergere verso il consolidamento di uno “zoccolo duro” al di sotto del quale sarà estremamente difficile andare se non attraverso seri e costanti investimenti in prevenzione e ricerca alcol correlata per costituire e valorizzare good practice di riferimento che possano agire per le generazioni future auspicabilmente sottratte allo stesso livello di pressioni al bere come la Legge 125/2001 richiama in termini di diritto all’art.2. Ovviamente non è da trascurare l’approccio di popolazione che deve rivolgere a tutti i consumatori l’invito alla moderazione e a svalorizzare i modelli di promozione delle bevande alcoliche che mettono agevolmente nelle disponibilità di tutti i consumatori quantità di alcol fisiologicamente non sopportabili dall’organismo in funzione della concentrazione nel tempo di consumazione e che favorisce, senza alcun limite o regolamentazione, l’acquisto di quantità doppie o triple di alcol allo stesso prezzo unitario previsto dalla vendita. Happy hours, pubs crawl, drink as much as you can, il butellon sono i fenomeni che si sono imposti nel consumo, non solo giovanile, per strategie di marketing che hanno richiesto in diverse realtà comunali l’adozione di ordinanze che tuttavia non scoraggiano il nomadismo giovanile creando ulteriori problemi in termini di sicurezza individuale e collettiva (alcol e guida, alcol e violenza, bullismo, criminalità ecc.).

 

Fonte: Istituto Superiore di Sanità

 

LE CAUSE DELLA DIPENDENZA DA ALCOOL

 

L’alcolismo, come le altre dipendenze, può nascere in modi molto diversi tra loro. Da un punto di vista fisico, non è stato possibile individuare una causa specifica, nel senso di una predisposizione genetica. È vero che un bambino nato da una madre presenta da subito dei sintomi di dipendenza, ma non è comunque possibile affermare che esiste una certa familiarità.

Da un punto di vista psicologico esistono due linee di ricerca. La prima è quella che cerca di individuare se esistano dei tratti di personalità che favoriscano l’insorgenza della dipendenza da alcool. In tal senso ci sono ricerche che affermano che il bevitore presenta frequentemente uno o più di questi tratti: compulsivo, gregario, autistico, solipsistico, regressivo, reattivo e pulsionale. La seconda linea di ricerca è quella che individua i legami tra alcolismo e patologie psicologiche: in questo caso però è davvero difficile riuscire a comprendere se la causalità sia sempre a senso unico o se esista una bidirezionalità. I disturbi interessati sono: depressione, nevrosi isterica, nevrosi fobica, nevrosi ossessiva, ansia, attacchi di panico e timidezza. Una terza area di indagine riguarda i fattori socio-ambientali. Sicuramente le professioni a stretto contatto con l’acool (baristi, ma anche viticoltori o distillatori) sono categorie a rischio. Difficoltà economiche  e scarse relazioni interpersonali sono anch’esse correlate a un forte uso di bevande alcoliche, così come una vita estremamente agiata e l’accesso a posti esclusivi.